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Francese . Il marchese Ridoìfi consiglia diusarlo retto nei terreni sassosi, e curvonella coltura dei vecchi prati. ( Ved. il no-stro Dizionazio, voi. Vili, pag. 794 )•
Il coltello deve trovarsi nella stessalinea della punta del vomere, e perciò sene fissa il manico alla metà della bure ovese lo si assicura per lo più col mezzo dibiette. Negli aratri ad un orecchio ove sioperasse in tal guisa troverebbesi troppoalla destra. In conseguenza' alcuni, purtroppo,lo dispongono obbliquamente ver-so la sinistra, ed anzi Guillaume nel suoaratro, tanto vantato dagli scrittori, fa chela punta del coltello sporga fuori di linea.Ma la resistenza che prova nel suolo, amotivo di questa inclinazione, può ac-crescersi notabilmente nelle arature aqualche profondità, ed inoltre pare chenuoca alla buona e facile esecuzione dellavoro. Egli è perciò che inventaronsicoltelli col manico a gomito o attaccaticon un particolare congegno sulla sini-stra della bure, in guisa cha la lama piùnon presenti tale obliquità. E questa di-sposizione offre dei vantaggi che noi de-sideriamo che vengano bene apprezzatida tutti i coltivatori. Negli aratri il cuicorpo è tolto di ferro fuso, ed in alcunialtri, il coltello è tenuto in una intacca-tura laterale, mediante una bietta od unpernio a vite.
Nel caso però che la punta del vo-mere sporga a sinistra fuori di linea perun pollice e mezzo, come vuole Guil-laume, in tal caso è mestieri che ancheil coltello sia obbliquo, come facevamoconoscere al Congresso degli scienziati inNapoli , perchè appunto questo deve ta-gliare verticalmente tutta la fella da solle-varsi dall’ aratro. E tale disposizione delcoltello e del vomere sembra riescire utilein alcuni casi, per cui fu pure lodatadall’ Accademia d’ Agricoltura di Parigi ,quando diede all’inventore una Medagliad’ oro e con essa anche 3,ooo franchi.
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Alcuni mettono il coltello moltodappresso al vomere, altri più o menodistante, ed alcuni lo uniscono al vomei eacciocché si fortifichino 1’ uno e 1’ altro-Chi fa il coltello molto lungo, e chi abquanto corto. Ognuno di questi metod 1ha i suoi vantaggi ed i suoi inconvenienti-Però, senza quivi sottoporli all’esame, di-remo che il più usitato, e quello che megli 0riesce stante l’officio a cui è destinato,egli si è quello di fare che il coltello pro-ceda il vomere di alcuni pollici, e sia di-scretamente lungo, e in modo che Io sipossa alzare od abbassare a tenore dellecircostanze, come or ora diremo.
Il taglio si effettuerà meglio, dice dconte di Sambuy (Gazz. dell'Assoc. agi ’•di Torino , an. i, n.° 38), essendo la lamadel coltello inclinata innanzi, cioè nel ver-so del suo movimento, in modo da taglia're in isbieco ; nella stessa guisa che, nelradere la barba, si tiene il rasoio in isbieconella direzione che segue la mano, che neltaglio dei fieni la falce opera in isbieco, edin isbieco si dispone la stecca per tagliarei fogli dei libri. L’inclinazione però nondeve essere eccessiva, perchè in questocaso la resistenza che gli opporrebbe laterra tenderebbe a troppo opprofondare1’ aratro. Convien dare un piego o cur-vatura al coltello in guisa che il suo ma-nico si trovi pressoché verticale, imper-ché alzandolo od abbassandolo, la suapunti si trovi sempre a tagliare prima ch tfil vomere abbia rialzata la fetta, Iucchenon avverrebbe se il manico continuassenella direzione obbliqua della lama; *•perchè, formando così un angolo più ot-tuso colla base, le radici, le erbe, ec.,nonvi sono più trattenute come quando l’ al1 'golo è acuto.
Ma dovremo noi costantemente, 0sia in tutte le circostanze, armare 1 a 'ratro di uno o più coltelli ? No certa-mente. Il coltello, dice il conte di Sai”'boy ( loc. cit. ), opererà eccellenteme Dle