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Saggi sulla filosofia delle lingue e del gusto / di Melchior Cesarotti
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fri. LETTERA

Io v 1 ho serbati per ultimo due autori deipiù celebri, perchè conosciuti e rispettati da

ognuno le conservava gelosamente. Il suo Sonetto se-colare scritto al Co. Alfonso Aldrighetto suo nipote,erudito gentiluomo e cultor delle buone lettere , ec-citò ammirazione ed applauso. Parlava della morte comed un viaggio senza verun turbamento. Nella sua ultimamalattia si fece portar innanzi le sue cose più preziosee più care, e le distribuì colle sue mani agli amici.Pochi giorni innanzi la morte essendo nellalzarsi diletto colta da un deliquio che sembrava a tutti mor-tale , nell alto di riaversi, quasi svegliata da un placido-sonno , pronunziò questi due versi :

La, Parca è sorda , e il mio chiamar non sente,

O nel tarmi di forse si pente.

Ne IIultime ore guardando il Crocefisso , proruppe nelleseguenti strofe.

O dolci piaghe del mio Signore ,

Chi può mirarvi senza pietà ?

Solo può dirsi felice il coreFelice V alma che in quelle sta.

Vorrei baciarle , ma non ardisco,

Troppo son carca d iniquità ;

Temo irritarle s io le lambisco ,

Temo e desio : qual vincerà ?

Ma e un vii timore quel che tu opprime ,

Timore indegno di tal bontà.

Dunque v abbraccio , e il cor v* imprimeQuanti può baci di carità.

Vorrei con acqua di pianto amaroLavarvi Ppiedi , o mio Signor : (

Voi ben sapete quanto a me caroSarebbe un atto di gran dolor.

Ma da una selce qual è il mio coreAcqua di pianto non puote uscir ....