fri. LETTERA
Io v 1 ho serbati per ultimo due autori deipiù celebri, perchè conosciuti e rispettati da
ognuno le conservava gelosamente. Il suo Sonetto se-colare scritto al Co. Alfonso Aldrighetto suo nipote,erudito gentiluomo e cultor delle buone lettere , ec-citò ammirazione ed applauso. Parlava della morte comed’ un viaggio senza verun turbamento. Nella sua ultimamalattia si fece portar innanzi le sue cose più preziosee più care, e le distribuì colle sue mani agli amici.Pochi giorni innanzi la morte essendo nell’alzarsi diletto colta da un deliquio che sembrava a tutti mor-tale , nell’ alto di riaversi, quasi svegliata da un placido-sonno , pronunziò questi due versi :
La, Parca è sorda , e il mio chiamar non sente,
O nel tarmi di là forse si pente.
Ne II’ultime ore guardando il Crocefisso , proruppe nelleseguenti strofe.
O dolci piaghe del mio Signore ,
Chi può mirarvi senza pietà ?
Solo può dirsi felice il coreFelice V alma che in quelle sta.
Vorrei baciarle , ma non ardisco,
Troppo son carca d’ iniquità ;
Temo irritarle s‘ io le lambisco ,
Temo e desio : qual vincerà ?
• Ma e un vii timore quel che tu’ opprime ,
Timore indegno di tal bontà.
Dunque v abbraccio , e il cor v* imprimeQuanti può baci di carità.
Vorrei con acqua di pianto amaroLavarvi Ppiedi , o mio Signor : (
Voi ben sapete quanto a me caroSarebbe un atto di gran dolor.
Ma da una selce qual è il mio coreAcqua di pianto non puote uscir ....