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quell’erudito, tanto benemerito delle opere del Cavalca, nel pub-blicarle discacciò tratto tratto le vere natie e antiche voci, ene sostituì delle più recenti e più usitate, per giovare alla piùfacile e più comune intelligenza dei leggitori; la quale sua as-serzione avvalora con esempi. Scende poscia a ragionare dellanominata opera di esso Cavalca, che il titolo porta di Specchiodei peccati. Non ebbero notizia di essa i compilatori del ca-talogo degli Scrittori Domenicani, Quetif ed Echard : onde nonè maraviglia se neppur la conobbero i passati Vocabolaristi;che poco invero furono diligenti nel citar l’opere del p. Cavalca,avendo tralasciati i volgarizzamenti da lui fatti del Dialogo diS. Gregorio, degli Atti degli Apostoli , delle Vite de’Padri delDeserto e dell’ Epistola alla vergine Eustochio , e l’ Esposizionedel Simbolo, come abbiamo or or detto.
« Diè il primo sentore della probabile esistenza del nomi-nato Specchio dei Peccati il Bottari nella prefazione alla dettaEsposizione del Simbolo, e poscia ne propagò la notizia il p. Au-difredi in quel libretto ch’egli, sotto il nome di Giulio Ce-sare Bottone da Monte Toraggio, scrisse contro Gio. Batista Mo-riondo. Il nostro Accademico ne trovò copia in vari codici delleLibrerie di Firenze ; uno dei quali è Laurenziano, c in essol’autore dicesi Frate Domenico da Pisa . Che questi non altrisia che il Cavalca, è provato dal confronto dello stile, e più daciò che leggesi al capitolo quinto, ed è del seguente tenore:Or di questa materia mi passo, per non esser qui troppo pro-lisso, e però che ne feci uno singulare trattato, lo quale chiamoLibro di pazienza e Medicina del cuore. La quale opera ognunosa essere del Cavalca ».
Dopo la lezione, il Segretario diè avviso della morte del-l’Accademico corrispondente L. P. Ginguenè, avvenuta in Pa-rigi nel novembre di questo anno 1816. Gli Accademici perde-rono in lui uno dei più ragguardevoli colleghi, e l’Italia uneloquente e caldo encomiatore delle molte e veraci sue glorie.
Nella prima adunanza del nuovo anno 1817, la quale ten-nesi il dì 14 di gennaio, Giuseppe Sarchiani trattò in una sualezione della preminenza di alcune lingue in genere sopra dialtre, ed in ispecie della Toscana su gli altri dialetti d’Italia (82).