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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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voltando dal francese , il modo seguir volesse degli antichi tra-duttori. Non è perciò da commendare il Salvini per aver tantodeferito all’originale francese nel tradur la Vita di s. Francescodi Sales scritta dal Marsollier, e Videa della perfezione dellapittura composta dal Freart. Laonde ne sembra che queste duetraduzioni non debbano adoperarsi per accrescere il Tesoro dinostra lingua. Sarà certo più utile all’uopo l'inedita del Trat-tato della locuzione attribuito a Demetrio Falereo , che è detta-tura dell’ elegantissimo Lorenzo Giacomini, e del cui merito neinformerà l’accademico Gelli in una sua prosa, siccome ha datofede nella lezione da se detta in quest’ anno, in che, per far aquella proemio, ha preso ad esaminare se del Falereo sia vera-mente il detto Trattato. Glielo attribuisce Pier Vettori sull’au-torità del Casa, e su quella d’ una lettera di Teofìlatto , ritrovatada Guglielmo Sirleto in un codice vaticano. Ma T autorità delCasa in ciò nulla vale ; e sospetta è la lettera di Teofìlatto , man-cando nel bel codice della libreria Laurenziana. Se non che Teo-filatlo è scrittor troppo lontano dai tempi del Falereo , per po-ter togliere ogni dubbio intorno ad uno scritto che a questo siattribuisca. Ma i codici sono tutti concordi nel dare a un De-metrio questo Trattato. Dunque non è vera l’opinione del Me-nagio e di altri, che ne credettero autore Dionisio d’Alicarnasso .Pertanto tra i molti Demetri, di che è a noi pervenuta la no-tizia, tre sono i più rinomati; cioè il Falereo , l’Alicarnassensec l’Alessandrino. Non può il primo riputarsi autore del Trattatodella locuzione, perchè vi si nomina chi più di cento anni fu alui posteriore, perchè vi si chiamano antichi alcuni scrittori cheo visser con lui, o di poco ne precedettero il nascimento, eperchè in un esempio, che si adduce dello stil figurato, si citain terza persona il Falereo , conforme usasi dagli scrittori, i qualirecano autorità d’altrui. Non può averlo composto Demetrio d’Ali-carnasso, perchè non scrisse egli mai precetti rettorici. Sapen-dosi adunque da Diogene Laerzio , che Demetrio Alessandrinodettò le Arti rettoriche, è da affermare con Gerardo Vossio e colFabricio, che a questo debbasi il Trattato della locuzione, chenon solo tradotto fu dal Giacomini, ma eziandio da Pier Segnie da Marcello Adriani il giovane ; i quali, e molti altri con loro,in voltar dalle dotte lingue libri siffatti, di bei modi e di beivocaboli accrebbero l’idioma toscano. Intorno però ai vocaboli,