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derna Accademia arricchisce ora il Vocabolario sullo spoglio chefa il collega Montalvi di questo libro importante sì per le ma-terie, e sì pel modo con cui si espongono, chiaro, semplice, na-turale, tessuto di vocaboli tecnici nati in Firenze , e composto sullemassime di Raffaello, d’Andrea, del Vinci, e del Buonarroti inispecial modo, di quel divino ingegno che a ragione fu detto ilDante delle arti, e del cui sublime parlò in una sua prosa l’ac-cademico Niccolini. Nota egli in principio, che i precetti vengonosempre dopo gli esempi; cosicché mal si possa con alcune re-gole, tanto più pericolose, quanto son più generali, giudicare isommi ingegni. Egli pensa che prima di dar sentenza di un ar-tista o di un letterato, convenga esaminare qual fosse il suo in-tendimento; se questo fu ragionevole, se adoprò egli i mezzinecessari ad ottenerlo. Michelangiolo cercò il sublime, e in par-ticolar modo quello che vien dal terrore e dalla forza. S’in-daga l’origine di questo arcano sentimento, e si crede trovarlain quei fenomeni naturali, che offrendo immagini contrarie allalegge costante della gravità ognor presente ai nostri sensi, ciriempiono di lieta meraviglia. Si esamina brevemente la teoricadel Burbe, e toccate altre cose intorno alla natura del sublime,se ne accennano le doti principali, che son comuni così all’ operedell’ artista, come a quelle del letterato ; e a questo fine, per mododi opportuna digressione, si fa paragone d’Eschilo col Buonar-roti. Prima di parlar delle sue opere si combattono alcune ideedel Mengs intorno allo stile nell’ arte : quindi mostrasi, che nellepitture della Sistina, massimamente in quella della creazione del-l’uomo, toccò Michelangiolo l’apice del sublime. Si difende e siloda il Mosè coll’esempio dell’Isaia dipinto nella rammemorataSistina. Si confuta il temerario asserto del Quatremere, che re-centemente scrisse nella Vita di Raffaello, aver Michelangiolo at-teso a far muover le figure, non a farle pensare. Finalmenteragionasi dell’indole morale del Buonarroti, che ebbe in se ogniparte del sublime, e notasi come prese qualità dal tempo in cuivisse.
Ma delle moderne arti del disegno non può parlarsi, che allamemoria non tornino le vetuste dei Greci, che ne furono i som-mi maestri ; nè di queste può con frutto ragionarsi, se ricorsonon s’abbia all’antiquaria: ugualmente che l’antiquaria trattarnon si può degnamente, se il lume e il soccorso manchi delle