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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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arti. La Storia del Winckelmann è perpetua prova di ciò cheaffermo. A Winckelmann aperse la strada il senator Filippo Buo-narroti colle sue opere immortali, cioè colle Osservazioni istori-che sopra alcuni medaglioni antichi, e con quelle sopra alcuni fram-menti di vetro ornali di figure : opere in che nulla si afferma,che appoggiato non sia all’antichità scritta e al confronto dellalìgurata : le due certe norme degli studi archeologici, che or veg-giam noi spogliarsi in gran parte delle incertezze, e di dati ecertezze in gran parte adornarsi. Dee adunque a chicchessia pa-rer saggio l’avviso dell’ Accademia , la quale con gli spogli deilibri d’arte, quegli dell’ opere d’antichità ha voluto congiunti inquest’anno; ed ha a ciò eletto i due rammemorati volumi diFilippo Buonarroti , affidatane l’opera all’accademico Rigoli. Feceegli pur lettura di prosa ; nè glie ne dette la volta l’ordine delruolo; ma sibbene il dovere di laudare il defunto Accademico,nel cui posto era egli succeduto. Fu quegli il consiglier Leo-nardo Frullani; ed ei parlò di lui rilevando i meriti della vitaprivata e della pubblica. Del qual elogio darei ora a voi rag-guaglio, se non vi avessi con questo tristo argomento trattenutoalcun poco nel decorso anno, e se non dovessi oggi per debitod’ ullicio onorare, il meglio che per me si possa, la memoria il-lustre di due valorosi Accademici , cioè d’Angiolo Maria d’Eleie di Luigi Fiacchi , mancati di vita non ha guari di tempo, condanno veramente grave dei buoni e delle lettere. Delle operedei quali ragionando io brevissimamente, non ne tacerò i neiche mi sembri vedervi ; intendendo di conciliar con questo mag-gior fede alle lodi, c persuaso con Tullio, che nelle cose dee ciòche è ottimo cercarsi, e riguardo agli uomini, dirsi di loro quelloche è veramente.

Angiolo Maria D’Elei, cavalier gran croce dell’Ordin del me-rito, nacque in Firenze , dal conte Lodovico e dalla Lucrezia deimarchesi Niccolini, il 7 dicembre del 1754. Colle virtù dellamente e 1’ amor della patria procacciò egli riverenza alla nobiltàdei natali : degno dei più felici tempi degli avi, nei quali nonparean questi pregi ascriversi a merito, ma riputarsi piuttosto

(I) lìe. opl. genere.