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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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doveri strettissimi dell’orditi primo dei cittadini: sì frequenti era-no allora i laudevoli esempi.

Fu guida a’ suoi primi studi il sacerdote Antonio Arri goni,e il sacerdote Angiolo Sgrilli gli fu maestro in quelli delle se-vere discipline. Le lingue della Francia e dell’Inghilterra, in chetanta parte è riposta del moderno sapere, non furon certo la piùlieve occupazione dei giovanili suoi anni. Ma chi in sul comin-ciamento della letteraria carriera bene assapori gli scritti dellaGrecia e del Lazio , tratto è ad essi della brama medesima, chel’ape volar vedesi al fiore, e correre al ramo verde l’agnella.V’ applicò egli l’animo con cure continue ed assai laboriose, sic-come testimoniano gli estratti, le osservazioni, e i letterali vol-garizzamenti , che giacciono tra le sue carte : modo il più si-curo per ben penetrare gli alti sensi del vetusto sapere. Nel qualestudio tutto ei si fidò al vigore dell’ingegno, adoperando puritesti, e sdegnando ogni maniera di conienti e d’interpretazioni.Ed in vero il nostro intelletto, che di per sè investigando si af-fina, diviene ottuso ed intorpidisce, se adusisi a seguitar solo glialtrui pensamenti; nè vedesi di rado intervenire, che l’abbon-danza dei mezzi riesca d’ ostacolo ai progressi delle umane di-scipline. Se non che vorrà piuttosto taluno che studinsi primagli antichi in istampe di sana lezione, c prive affatto di note, eche si pongano poscia a confronto le proprie interpretazioni conquelle dei celebri uomini, i quali con lungo studio e squisitocriterio gli dichiararono. Ma comunque vogliasi su ciò pensare,certo è ch’ebbe il D’Elei sommo possesso dei vetusti scrittori,massime dei latini. E se tra questi, più egli amò que’ che fio-rirono nel secol d’argento, non ebbe già in animo di preporgliai più sicuri modelli del gusto e della eleganza ; ma obbedì soloall’ impero della inclinazione : come un pittore che grandementeammiri con gli altri il soave pennello dell’Urbinate e del Vinci,e segua poi, mosso da naturai talento, l’ombreggiar fiero del Ca-ravaggio e del Guercino .

Molto da quelli scrittori ritrasse il D’ Elei nelle sue poesie,sì latine e sì toscane. E se nelle prime si vorrebher talvolta piùdilatati, per amor di chiarezza, i sentimenti ; mai però non visi desidera nè concetto nè proprietà ed eleganza di parole e dimodi ; siccome cosa non vi s’incontra, la quale non sia latina-mente pensata : scoglio, in che di facile urta chi scriva in morta