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eh’è il respignerlo dall’atto nefando. Ma questo non è ufficio deldolore; ma sì unicamente dell’ amore: e il credere che siasi daDante questo a quello per metonimia sostituito, è veder metaforeove non è motivo; che quello esser dee sempre della maggiorchiarezza e della decenza maggiore. Anzi da questa sostituzionene verrebbe oscurità ; e la decenza serhavasi anche, dicendo chepiù che V amor potè il digiuno. Se non che era pur necessario so-stituir fame a digiuno, dacché prolun gandosi questo, gli stimolidi quella s’indeboliscono, e poi più non si sentono: nè di fame simuore, ma di digiuno. Com’ è adunque da pensare, che Ugolinoconservi fino all’ottavo o nono giorno l’appetenza del cibo, e forzaabbia di morderlo ed inghiottirlo? E quando ciò si volesse sup-porre,sarebbe pur mestieri affermare che Dante recato avrebbe grandanno a quell’episodio, che render volle eminentemente patetico. Etale si è riputato sempre, e or pur si reputa dal comune dei lettori,che nemmeno vi sognano il fiero pasto: lo che è da considerarsimolto rispetto a Dante , nella cui Commedia, veramente Divina,non è mai da porre in questione, quale all'etto destar ei voglia neilettori, e in che fa dire appunto ad Ugolino, che le sue parole sa-ranno sì semplici e sì chiare, che l’udirle e il comprenderle saràun solo atto: Udirai e saprai se m’ha offeso. E quelle cose che deeegli dire, e che di fatto dice, sono i soli particolari di sua morte,tra’quali non è certo il far cibo dei cadaveri dei figliuoli. Nè valeil dire che Ugolino avea allora per l’Alighieri perduto l’imperodella ragione, e che per questo si recò inconsapevole all’ azionebrutale, perchè ciò pure diminuisce la compassione, desta orrore,ed è eziandio contrario al buon criterio; il quale non soffre chesi sottoponga all’ alienazion della mente il padre, e non vi sisottopongano i figli ugualmente, facendosi morir Gaddo in pienis-sima cognizione e in atto di rivolgersi al genitore con parole sìenergiche e sì pietose, che stringono il cuore di chi le legga odascolti. Ed ecco con ogni maniera d’argomenti mantenuta saldala dignità del canto d’Ugolino, che, insiem con quello della Fran-cesca, è lo splendor primo della Divina Commedia . Se non che, ètutt’essa uno splendore, anzi il miracolo dell’umano intelletto, inche elevata vedesi grandemente quella lingua, che fatta docile almagistero dell’altissimo Poeta , aver vuole sua parte nell’immor-talità del nome di lui. No, che limosinata non è per tutta Italia ,come da alcun tempo furiosamente si grida, ma si è pretta toscana ,