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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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alcun men che onesto passo del testo. Nella somma oscurità delmedesimo, laudare io non oso, nè biasimare qualche nuova c forseardita interpretazione, cui dà il Monti sviluppamento nelle suenote, che in generale son da pregiarsi sì per le cose e sì pel calorecon cui son dette. Il qual calore, come delle Poesie, è così il grandeelemento di tutte l’altre sue Prose. Prima tra queste, sì permole, e sì per arte di scrivere, è la Proposta, di cui non è mestieriche per me lungamente si parli.

Sostenne egli in questa, col suo Perticari, essere in Italia unalingua nativa ed universale: ma gli fu risposto, e da nostri e daesteri, che in Toscana unicamente quella lingua per natura si parla,che nel resto della Penisola per istudio si scrive; e rammentatoaltresì salutevolmente, che mai non fu lingua in iscritture, che insulle bocche prima non fosse. Credè nata da tirannia la preminenzadel nostro dialetto; ma avvertir gli si fece, che non è tirannia ovemanca potenza; e si aggiunse che, raccoltesi dai vecchi Accade-mici in opera di gran studio e di gran mole le voci e le manieredi Toscana, piacque agli scrittori del rimanente d’Italia di prenderda essa le norme nella dettatura di lor sapienti volumi. Gridò al-tamente contro gli errori e le omissioni di quest’opera; ma lanuova Accademia , in certa prova di aver ciò conosciuto, fecenoto d’intender già essa a correggerla ed aumentarla: e i tre tomidei suoi Atti mostrano bene, com’ella perseveri nello spinoso la-voro. Molte correzioni vi fece il Monti, e pubblieolle nella Pro-posta ; ma le ragionate osservazioni dei dotti resero manifesto,che non poche volte ei falsamente corresse. Armò egli la linguadi saette licambee, e ruppe in motti illiberali e scurrili contro imaggiori nostri, c contro noi, che rei non poteamo esser fatti deipeccati di loro; e l’Accademia scrisse l’ingiurie in sull’arena, egià i venti le rapirono seco e le dispersero. Scrive però essa inde-lebilmente tutto quello che trova di vero nella Proposta, aggiu-gnendolo ai materiali da lei in gran copia adunati; lieta che lafutura edizione del Vocabolario possa adornarsi delle fatiche diun uomo che tanta gloria ha recato all’Italia , e che tanto di sèlasciò desiderio, in uscir della vita.

Quanti di cosiffatti n’ hai tu perduti nel volgere di pochi anni,Italia mia! Piangi pure sulle tombe di loro; chè vuol gratitudineil mesto ufficio; ma non temere di povertà. Te fa sicura sapienza,cui fosti e sei dilettissima. NcH’anlica età essa a te riparossi fug-