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Adulalo Lorenzo nei verdi anni ai Calasanziani di nostra pa-tria, per la letteraria e la filosofica istituzione, nell’ una e nell’ al-tra or mostrò sè grandemente rimesso, ed or di voglia sì accesaed intensa, che appena alcuno dei condiscepoli, venuti in gara conesso, potè alcuna volta Superarlo. Nei tempi però di questa curapotente fece ben manifesto di aver più a cuore le lettere, che lefilosofiche discipline. Ed in vero, mentre ei trasse da queste solociò che gli fosse mestieri per intendere chi ne tenesse discorso ,per ornare i suoi scritti e per aflìnar l’arte del ragionare; cosìd’altra parte stette su quelle, che tutti i più riputati scrittori no-stri c del Lazio e lesse e gustò e ritenne e sulle labbra ebbe con-tinui fino alla morte. Di qui in gran parte la lode non scarsa deisuoi pochi versi, che sono già alla pubblica luce delle stampe, e lamaggiore dei più che ancor ne van privi, e cui la desidera chiun-que n’ha fatta privata lettura.
Ma si consideri il Collini nella sua carriera legale, tralasciati,siccome inutili all’uopo nostro, i particolari dello indirizzamentoalla medesima. E poiché egli esercitò con tanta lode c tanto de-coro il nobilissimo ufficio dell’avvocato, clic anche fu eletto a te-ner vece di pubblico giudice; e poiché non diè mai sentore dipentimento, affermerò io ch’egli la imprese di lieto animo, e nonfacendo, come spesso interviene, voglia propria della voglia pa-terna. Nè già questo muove me alla maraviglia, dissentendo io daque’che opinano, non poter la severa giurisprudenza stare unitaall’ amenità delle lettere: la quale opinione estimo io nata e cre-sciuta dal vedersi oggimai presso che generale il disgregamentodelle due discipline; non di rado avvenendo, che da errore di pra-tica sia tratta a fermare errata massima la nostra debole ragione.Si citano, è vero, a più averne fede, gli esempi del Petrarca , delBoccaccio, dell’Ariosto e del Tasso; ma punto non è per essi in-debolita la mia sentenza. Lasciando io di considerare, ch’ei nonebbero in odio od a vile i vari rami del diritto, cui per amor didecoro, e più per quello di lucro, gli eccitavano i genitori ; ma sìpiuttosto gli abusi onde vcdeano esercitargli; i quali abusi ogi.tonorato potè e potrà sempre schifare; dirò che a quei celebri, inche ad ogni altra facoltà prevalea il bollor dell’immaginazione e laforza del sentimento, e che natura avea perciò destinati a sederprincipi o nella poesia dopo Dante , o nella prosa innanzi ad ognialtro, non poteva punto acconciarsi il sottile e meditato studio delle