Buch 
Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
Entstehung
Seite
374
JPEG-Download
 

374

s’incontrano, e che consistono di ricercatezza e languor d’orazione,di fatica e strapazzo di periodo, di poca cura e di soverchia didestare a diletto. Ascrivo a quest’ ultima presso che tutti i luoghidei classici latini di prosa e di verso, e dei più illustri poeti no-stri, che veggo inseriti a mera pompa, e talor anche con isforzomanifestissimo. Potean ciò stesso Demostene ed Eschiue far inAtene , avendo vivuto scrittori di elegante dettatura e di gravesentenza innanzi a loro; e in Roma far lo potea Cicerone , che ditutti gli autori greci, e de’ suoi avea fatto conserva nella maravi-gliosa sua mente, e che talora a giocondità, e più spesso ad affor-zar gl’insegnamenti, ne reca i sensi o le parole nei suoi preclaritrattati oratorii e filosofici. Ma nelle loro arringhe quei due grandinoi fecero, e nelle sue noi fece questo grandissimo; perchè teneanessi per fermo,dover l’oratore andar, come strale, veloce e dirittoallo scopo; dal quale il fa torcere la smaniosa ricerca degli altruidelti, benché sapientissimi.

Un altro danno, e forse più grave, viene a non poche delleorazioni del Collini dall’avervi inserito attestazioni in viziato vol-gare, e lunghe autorità scritte sovente in latino barbaro; le qualiall’animo del lettore, che più sempre dovrebbe rendersi caldo, fanquel medesimo che al terren della selva le spesse piante, che maipenetrar non vi lasciano raggio di sole. Voleva adunque ragione,che recate pur come or sono in giudizio queste arringhe, se necangiasse il modo nel pubblicarle, rimandando i memorati luoghiad annotazioni, e facendo, posto il sunto d’essi nel testo, che que-sto e sempre crescente e più rapido andasse all’esito. Così sa-rebbero tutte riuscite di più grata lettura. E dissi tutte, veggendoi notati meriti anche in quelle che onorate non furono di vittoria.Ed in vero, se spesso interviene che una causa in appello si vinca,la qual sotto giudici ugualmente probi e sapienti si perdè nellaprima azione, o viceversa; come mai potrà darsi taccia di deboleo di maligna ad ogni difesa che non pervenga all’effetto bramato?Nel dedur dalle leggi, di che presso che sempre veggiam consisterle liti, può uomo di facile cadere in errore; e lecito fu e saràsempre il pugnare per tutto quello che ha sembianza di vero. Anzinelle cause criminali mai non duole che al vero prevaler si veggal’ingegno: nè, al dir giusto di Tullio ( Ofjic ., lib. 2. c. 10. ), è daavere scrupolo in difendere il delinquente. Lo vuole la moltitu-dine, lo permette la costumanza, lo porta seco l’umanità: e se è