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quella, onde al rinnovellarsi dell’Accademia fu egli ascritto Ira’suoiColleghi Corrispondenti.
Volendo io dunque dire alcun che de’più de’suoi scritti, chesono molti e lodevolissimi, rimaso mi sono per istudio di brevitàda ogni ricerca della giovanile istituzione, e delle prime letterariesue cure: ciò che forse sarebbe anco a voi paruto soperchio; po-lendosi ben conietturare della felicità della causa dalla felicitàdeH’effelto: come ottima e piena messe s’ha presso che sempre percerto argomento di buona semenza sparsa bene in terreno uber-toso.
Venendo adunque tosto al novero dei detti scritti, lo incomin-cio da quelli di mole più piccola, che la materia non seguono dilibri dettati innanzi dall’autore, e che hanno il subietto o dallacritica classica, o dall’antiquaria, o dalla storia; dicendo rapida-mente e del fine che il Galeani si propose in ognuno, e dei meritich’io v’ho scorto.
Dal ragionar di lui ne pare evidente, che la matrona ascosada Orazio nell’Ode ventesima settima del libro terzo, sotto il no-me di Galatea, sia la saggia ed avvenente Ottavia, sorella che fuad Augusto e donna a Marc’Antonio ; e per lui medesimo rendutoè verisimile, che dicendo Dante nel primo dell’Inferno d’aver daVirgilio preso lo stile che fatto avevagli onore, questo detto ei ri-ferito volesse non già alla Commedia che incominciava a scrivere,e in che non è quasi ombra d’imitazione virgiliana; ma sì a com-ponimento dettato in addietro, e segnatamente a quella parte ched’essa Commedia avea disteso in latino.
Cosa poi vera', e di cui niuno avea mai nemmen sospettato,contenuta è in quel discorso, in che si piglia a mostrare che latraslazione del bel romanzo di Longo, la quale a se attribuiva ilcommendatore Gio. Batista Manzini, non è che quella del Caroqua e là variata e tronca, quanto alle cose, e per tutto guasta esformata riguardo allo stile.
S’ha or pel Galeani esatta copia della iscrizione dell’Arco diSusa ; e va a lui debitore il Piemonte, se più corretta e più abbon-dante e più giudiziosa fatta è ornai la notizia di sue antiche mo-nete; e se, mercè di nuove e giuste considerazioni, più agevole èrenduta la via a quel de’ suoi, cui piacesse scrivere la patria storia.
Che in questo difficile ramo dell’umano sapere molto avantisentisse il Napione , mostrato è anche per non pochi altri dei suoi