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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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avesse scoperti, negò sempre a Diego Colombo il governo del con-tinente, e quello solo a lui concesse dell’isole. Laonde è da lasciarin pace l’Eri-era, che pur della terra ferma d’America disse sco-pritore il Colombo ; nulla rilevando per noi, che siam certi delfallo, il ricercare se egli il volesse parteggiando commettere, o seil commettesse disavveduto. Quanto poi alla patria del Colombo,ben si mostra eli’essa fu Cuccaro in Monferrato. Con troppo ri-gore in vero si esclude Genova ; di che, innanzi e dopo la pubbli-cazione del libro, fu da molli il Colombo e detto e provato citta-dino. Ma sentenza più moderata seguì il Napione in operetta chedipoi mandò in luce; nella quale, raffermata la derivazione delgran navigatore dai Colombo signori di Cuccaro, tenne che questoluogo fosse a lui patria per origine, e fors’anco per nascita, e chegli fosse Genova per domicilio.

Anche le Lettere su monumenti dell’ architettura antica ebberoavvertenze, giuste sì il più sovente, ma alcuna volta sottili troppoo troppo severe, dal collega nostro corrispondente Leopoldo Cico-gnara; come dal residente Antonio Ramircz di Montalvo confu-tazione ebber valida ed intera, che inserita è nei nostri Atti, leOsservazioni intorno alle ricerche riguardanti l’origine dellestampe in legno ed in rame: osservazioni, nelle quali si crede mo-strare che il Finiguerra non può chiamarsi inventore dell’arte ditrarre stampe da metalli intagliati, e che piuttosto attribuir si deela scoperta ai Veneziani.

Del resto, se sono errori nelle dette Lettere, son pure in essenon pochi pregi. A darvene saggio, ne rammento due soli. Lastoria dell’antica architettura v’è stesamente, e con assai diligenza,dichiarala; e quei che innanzi scrissero d’essa, ed’ogni altra cosache alle materie appartenga del libro, sono tutti, o presso chetutti, noti al Napione , e da lui con rara saviezza giudicati. L’ar-chitettura poi mai non si disgiugne dall’antiquaria; ciò che hafondamento nella storia delle arti d’Italia : ove, introdotto che fu,per le cure in ispecie del nostro Petrarca , lo studio delle opere an-tiche, il buon gusto si rinnovò delle fabbriche; massimamente inFirenze, ove nacquero ed operarono Filippo di ser Brunellesco , el’Alberti ; e i cui cittadini serbando, tra’grandi lucri della lor mer-catura, inviolato il grand’ animo, più al decoro pubblico parverovivere, che al domestico splendore.

Ma il libro, onde più onorasi il nome del Napione , quello