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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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è che dell'uso dice e dei pregi della lingua italiana. Nel co-pioso, anzi infinito numero dei libri, n’ ha ben pochi, che quelloattengano che promettono, e dian pieno e savio sviluppamentoalla proposta materia, e pochissimi, che il dovere sorpassino ela speranza. Sta tra questi il rammemorato del Napione , chescritto al bel fine di ritrarre il Piemonte dall’amore indebitodell’idioma francese, si parve dettato per tutta Italia ; tanta èl’estensione, onde si svolge il nobilissimo argomento. Il darragguaglio e noverare i meriti di libro sì noto, e tanto lodato,non che in Italia, ma pur in Francia ; comecché essa vi trovisua lingua posposta alla nostra; sarebbe, io credo, un affan-narsi per indurre altrui in persuasione di ciò ch’egli ha giàper certissimo. Non è però da lacere, che in questo libro sonosparsi i semi di quelle false opinioni, onde ai dì nostri maledettos’è tanto ai vecchi Accademici, al Vocabolario , e fino alle ric-chezze di nostra dolce favella. Nè io ciò avverto per maravi-glia ch’i’ n’abbia; ma sì piuttosto, per rendere sempre più ma-nifesto, che nelle malattie degl’ ingegni, lo stesso interviene chein quelle del corpo; le quali lentamente, e presso che tacite,incominciando ad offenderne, pervengon poscia, e d’un tratto,a quel colmo infausto , che innanzi immaginar non sapeasi ,non che temer si potesse. Ovidio nei bei tempi della lettera-tura latina, il Tasso nei siffatti della nostra, prelusero a quelgusto men vero, che s’introdusse e signoreggiò largamente dopodi loro.

Considerato il Napione come scrittore originale, considerarsi dee ora come traduttore. Voltò egli le Tusculane di Tullio,c la Vita d'Agricola di Cornelio Tacito ; e nelle prefazioni diquesti due volgarizzamenti trasfuse egli, a così dire, il succodegl’inimitabili originali, e presentò verissima la effigie del-l’animo dei loro grandi autori. Dopo la qual lode, che è dellemeno facili a conseguirsi, posso io rimanermi dal far paroladelle rare dottrine, e delle acute riflessioni, le quali s’incon-trano e in quelli scritti e in altri luoghi dei due menzionatilibri che se ne adornano. Quanto poi al dar giudizio del mododi tradurre, è da ricordare che nelle traduzioni l’indole serbarsi dee degli originali, e che lo stile di Tacito molto è piùstretto che quello di Tullio: della qual differenza quasi non tiaccorgi in leggendo le due traslazioni del Gale,'ini, il quale se