384
ma il dovere. Ma poiché il fanno ben pochi, si debbono a questitributare i plausi, nel modo medesimo che, immaginato un po-polo, in che d’ogni cento uomini i novanta, per istrazio di guerra,mal conci andassero oprivi affatto d’alcuna parte di loro persona,faremmo noi congratulazioni allo scarso numero dei rimasi interie sani del corpo.
Fu tra que’ pochi il marchese Trivulzio . Sortiti egli i nataliin doviziosa famiglia, e per nobiltà illustre e per avi, non rendèmai questi sua vergogna per degenere vita; e la nobiltà e le ric-chezze, onde molti traggon diritto a licenza ed orgoglio, riputòegli essere sproni acutissimi all’amor del sapere, al patrociniodelle lettere e delle arti, alla beneficenza ed ogni altra virtù direligione, e alla gentilezza dei costumi: delle quali cose consistecerto l’ulFicio d’ogni uomo, che sia di chiara nascita e facoltoso.
Che avesse il Trivulzio la gentilezza dei costumi, possiamo noistessi testimoniarlo, ai quali dalla sua patria recossi più volte; e chepronto e largo porgesse soccorso al bisognoso, ognuno lo attestade’suoi cittadini: e nelle bocche di tali, quanto al tenore dellavita dei loro, sta la voce di verità; inispecie riguardo a virtù, chea laudar s’incomincia quando ha luce che d’ogni parte sfavilli; alcontrario del vizio, che si promulga in sul nascere, e che accre-sciuto è sempre, e talor anche apposto dal maltalento e dall’in-vidia.
L’amore poi del sapere si manifestò nel Trivulzio fin da’primianni; i quali in questo ed in altro riescono spesso di trista me-moria ai sopravegnenti, se pure il senno abbia in essi preso suoluogo. Non voglio io già memorarne a prova l’assidua letturadei classici e latini e greci ed italiani , che per lui poteva impren-dersi, come per molti s’imprende, a mero diletto c senza fine spe-ciale; ma sì ridirne il sommo suo studio di meditargli; che è ciòonde formasi il gusto, si afforza il criterio, s’acquistano dallamente le idee vere del bello, e tutto volgesi il cuore a mitezza edumanità. Di qui estimo io nato l’ardore ch’egli ebbe in prima, egrandissimo, di scriver versi; perchè l’età giovanile va di faciledietro a ciò che la leva in ammirazione: e di qui medesimo credoin lui venuta di poi la risoluta voglia d’affatto ritrarsene ; perchèquei, che in maturità di giudicio a misurar riesca 1’ altezza, cuigiunsero ingegni privilegiati, e che d’altra parte conosca bene diaver ale di pari forza, o almen d’assai prossima, non pon mano