SECONDO. Ili
che non potrà mai succedere parlando lepersone in versi. Alla ragion de’quali se siattendesse, bisognerebbe che gli uditori, qua-lora ascoltano una tragedia, potessero per-suadersi non esser quella una imitazione diun latto altra volta seguito, ma essere ilfatto medesimo. Il che non so quanto possasperarsi, nè anche quanto sia da desiderarsi;perciocché molte cose sono, che essendo imi-tate, e noi sapendolo, ci piacciono; le qualise fosser vere , o noi per tali le avessimo,ci dispiacerebbono ; come si vede nelle pit-ture, e in tutte le altre cose che si fannoper imitazione. E quindi è che quelli che fin-gono per dilettare altrui, non si guardano diaggiungere a qud che fingono, qualche cosache ne avvisi quella esser finzione , non ve-rità. Non bisogna dunque dalla tragedia esclu-dere il verso per questa ragione , perchè es-sendo scritta in versi, non può parere cheil fatto allor veramente accada quando sirappresenta ; poiché nè ciò parer puote inalcun modo, nè dee volersi che paja. E d’al-tra parte non dee privarsi la tragedia di unornamento per cui è stata piaciuta alle na-zioni tutte , che sempre hanno voluto chefosse in versi composta. Quanto poi a quelliche dicono, la poesia essere un’ arte di imi-tare , io temo che abusino della definizione ;et amerei meglio che dicessero, la poesiaessere un’arte di dilettare imitando; inten-dendosi che la dilettazione sia il fine, e l’i-mitazione un mezzo, il qual mezzo intantosolo dee adoperarsi in quanto serve a quel