TERZO.
Plauto , e credo se ne troverebbe anche inAristofane . Gli Spagnuoli ne hanno compostonxolte con molta approvazione e molta lode,e fra l’altre il Convitato che piacque al Mo-liere. Io dirò, forse al fine di questo brevetrattato , qualche cosa anche della tragicom-media , per non lasciare indietro parie alcuna;sebbene chi avrà inteso gli artificii e le bel-lezze sì della tragedia come della commedia,non avrà bisogno di molto studio per giudi-care altresì delle tragicommedie.
Fin qui ho detto della verisimiglianza chesi richiede alla favola ; rimane che io dicadell’altre due condizioni che non meno le sirichieggono, e forse anche più ; e sono lamaraviglia e V affetto : e perchè tra gli affettiche mover dee la commedia, è senza dubioil rìso che va sempre congiunto con qualchemaraviglia , pare che il luogo stesso mi chiamia dire d’una certa bellissima qualità che, ovun-que facciasi sentire, ha gran forza di mover-lo , e chiamasi da rettorici festività , la qualse lodasi grandemente ne gli oratori, moltopiù è da lodarsi ne’comici. E benché pajache ella risiegga principalmente nelle sen-tenze e nelle parole, ha però luogo, secondome, eziandio nelle cose, ed entra a far bellaancor la favola. Piacciavi dunque, gentilissimasignora Marchesa, che io qui allarghi alquantoil discorso, e dica prima della festività ingenerale. Dirò poi particolarmente di quellamaraviglia e di quell’affetto che alla favolacomica si convengono.
La festività è una qualità piacevole e grata,