TERZO.
anno della sua età, Questo, disse, dovrà es-ser vero, perciocché son già vent’ anni cheio odo affermarlo; e quell’altro pur di Ci-cerone , il quale, essendo corso certo romoredella morte di Vatinio , chiamato a se unliberto di lui } domandolo, in casa di Vati-nio come le cose andassero, et avendo que-gli risposto che andavan benissimo, Dunque,disse Cicerone , Vatinio sarà morto.
Infinite altre arguzie da infiniti scrittori po-trebbe raccogliere chi avesse tempo, e po-trebbe anche, dividendole in varie classi, farneun trattato ; il che non è ora mio intendi-mento. Solo voglio avvertire che la giocon-dità tVle facezie par che nasca generalmenteda un ingegnoso et improvviso accoppiamentodi due cose disparate tra loro e disconvenienti.Vedete colui come unì il fiasco con la mal-dicenza, e quell’altro la pigrizia con la virtù,e quell’ altro il parto di un asino con la don-na ; e così troverete le altre. Laonde assaibene definì Aristotele il ridicolo, dicendo,consister esso in una certa deformità senzadolore ; perchè siccome ne’ corpi la deformi-tà , quando sia senza dolore e senza graveincomodo della persona, ci muove a riso,così anche avviene nelle sentenze.
Giacché abbiam preso a dire delle facezie,non è da tralasciarsi l’avvertimento di Do-mizio Marso. Fu costui gran maestro di ret-torica prima di Quintiliano , e dicesi che la-sciasse scritto un bel trattato dell’ urbanità,che l’invidia de i tempi non ha lasciato arri-vare fino a noi. Si sa però che egli notavaZaìxotti F. M. Voi. I. io