Band 
Volume I.
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145
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TERZO.

anno della sua età, Questo, disse, dovrà es-ser vero, perciocché son già vent anni cheio odo affermarlo; e quellaltro pur di Ci-cerone , il quale, essendo corso certo romoredella morte di Vatinio , chiamato a se unliberto di lui } domandolo, in casa di Vati-nio come le cose andassero, et avendo que-gli risposto che andavan benissimo, Dunque,disse Cicerone , Vatinio sarà morto.

Infinite altre arguzie da infiniti scrittori po-trebbe raccogliere chi avesse tempo, e po-trebbe anche, dividendole in varie classi, farneun trattato ; il che non è ora mio intendi-mento. Solo voglio avvertire che la giocon-dità tVle facezie par che nasca generalmenteda un ingegnoso et improvviso accoppiamentodi due cose disparate tra loro e disconvenienti.Vedete colui come unì il fiasco con la mal-dicenza, e quellaltro la pigrizia con la virtù,e quell altro il parto di un asino con la don-na ; e così troverete le altre. Laonde assaibene definì Aristotele il ridicolo, dicendo,consister esso in una certa deformità senzadolore ; perchè siccome ne corpi la deformi- , quando sia senza dolore e senza graveincomodo della persona, ci muove a riso,così anche avviene nelle sentenze.

Giacché abbiam preso a dire delle facezie,non è da tralasciarsi lavvertimento di Do-mizio Marso. Fu costui gran maestro di ret-torica prima di Quintiliano , e dicesi che la-sciasse scritto un bel trattato dell urbanità,che linvidia de i tempi non ha lasciato arri-vare fino a noi. Si sa però che egli notavaZaìxotti F. M. Voi. I. io