l46 RAGIONAMENTO
in esso una certa maniera di facezie, nongiocose, ma serie, e che non movono il ri-so , ma contengono però una certa subitamaraviglia congiunta ad un particolar vezzo,per cui piacciono oltre modo e ricreano ; ilche meglio che per altro può conoscersi per gliesempi. Chi è cui non paja graziosa e con-dita con sommo lepore la lode che fu dataa Giulio Cesare , quando dissero che egli te-neva a memoria tutte le cose fuorché le in-giurie ? E non è bello et arguto ancor quellodi Annibaie? Io chieggo la pace., e. sono An-nibaie. E quello che fu detto di Augusto , ilquale essendo stato olirà modo malvagioprima che fosse signor di Roma , co t e poiebbe occupata la signoria, mostrò clemenzae saviezza ; onde si disse che egli uvea primaottenuto l’imperio, e poi meritato. Fu ancheacuta e nobile la risposta di quella donnaspartana, che essendo schiava e condotta dalpadrone al mercato per esser venduta, ilcompratore, prima di accordarsi del prezzo,a lei si volse e interrogolla : Sarai tu onesta,se io ti compro? a cui ella rispose, Anche:se tu non mi compri. Di tali facezie chehanno gravità assai ne troverete presso i fi-losofi. Seneca ne abbonda, più forse che nonbisogna ; le cui facezie sono talvolta fredde e
f merili ; il che avviene a tutti quelli che troppoe cercano.
Oltre questa festività breve, che consiste inmotti arguti ora giocosi e quando serii, n’haanche un’ altra distesa e continuata che gliantichi conobbero e la avvertirono, nè però