TERZO.
molto la spiegarono. Di qui forse può inten-dersi quanto sia difficile il farlo. Consiste essa. in certo vezzo e grazia, per cui si espongonle cose con tanta soavità, che quantunquenon ne seguano le risa grandi, è però gio-condissimo l’ascoltarle , e ricrea gli animi, emirabilmente piace. Gli esempi potrebbonofar conoscerla, nè so se altro il potesse ; iquali però dovendo consistere in discorsi lun-ghi e continuati, non capirebbono in un trat-tato breve, come questo mio è ; e perchèdovrebbon prodursi non senza molte annota-zioni die ne indicassero le bellezze e gli ar-tificii, non so se un trattato più disteso anchee più lungo potesse comodamente contenergli.Il meglio si è dunque accennarne alcuni, chepotrete poi leggere ne’loro autori. Quintiliano n’accennò uno di Cicerone che è veramentegiocondissimo; et è là, dove avendo presoCicerone a difendere Aulo Cluenzio , raccontacome Cepasio, orator malvagio, sostener vo-lendo la causa d’un certo Fabrizio, uom piùmalvagio di lui, si mise in ultimo a pregarei giudici che riguardasser Fabrizio , e lo squal-lore e la vecchiezza sua e il pianto miras-sero ; et avendogli di ciò più volte pregati,si volse per riguardarlo egli, e s’ avvide cheFabrizio più non v J era. Di che si rise, e fuguasta tutta quella perorazione: così Cicerone racconta. E certo che come nelle altre par-ti, così fu quell’eccellente oratore anche nellafestività e nella giocondità del dire maravi-glioso. L’orazion sola che egli fece per Pu-blio Quinzio parmi che possa dame più d’un