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Volume I.
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TERZO. I5I

o beffa contiene un certo inganno inaspettato,per cui nasce molestia ad alcuno, senza do-lore però e senza grave incomodo. Dico, senzadolore e senza grave incomodo ; perchè se laburla riuscisse a grave incomodo, non sarebbepiù burla, piacer potrebbe alle personecostumate , salvo se colui, sopra cui cade laburla, non fosse un iniquissimo uomo e scel-leratissimo ; perchè in tal caso potrebbe pia-cere il vederlo castigato della sua malvagità.Così piace che in ultimo il Tartuf rimangasisvergognato, essendosi fatto conoscere in tuttaquella commedia per un ribaldo. Lo stessopuò dirsi del Negromante nella' commediadeHArioslo.

Ma per tornare al proposito, par certo chela burla consista in inganno, il quale non èmai senza maraviglia; perchè colui che è in-gannato , sempre si maraviglia di esserlo, equei che il veggono , godono dell inganno edella maraviglia di lui, e talvolta si maravi-gliano eglino stessi, veggendo la burla riuscirea quel fine cui essi pure aspettavano. Ecerto la burla tanto sarà più gioconda, quantoavrà più del maraviglioso.

Però sarebbe , a parer mio, molto utile agli oratori, e quasi del tutto necessario aquei che prendono a scriver commedie, lavernotato quali sieno quelle burle, che avendoin se maggior maraviglia, hanno ancora mag-giore giocondità ; perchè riducendole a variespecie, e queste tenendo a memoria, sarebbeforse più facile il fingere nuove burle , o ilyariare con giudicio le vecchie. Io non mi