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quali cose sono molto gioconde, perché diniente più si ride che dell* inganno e dell’ iranata per cagion lieve. Piace nel Misantropo,che quando Alceste querelasi con Celimenedelle visite che ella troppo frequentementericeve, allora appunto altre ed altre ne giun-gono, ed egli vieppiù si adira.
E ancora moltissima grazia e venustà nel-l’imitazione , quando uno contraila un altro ,e cosi bene ne esprime il volto, i gesti, leparole e tutti i modi, che par desso ; mas-sime se colui che si imita, sia in se alquantoridicolo. Ben è vero che può in questo ec-cedersi ; e se colui che contraffa, per imitarl’altro si distorcerà il viso, e farà atti scon-ci, avvilirà se stesso, e sarà non grazioso,ma buffone ; il che può tollerarsi talvoltane’ commedianti. Cicerone e Quintiliano lovietano a gli oratori, e il Castiglione a i no-bili cortegiani. I quali, se imitar vogliono icostumi altrui, debbon farlo soltanto con leparole, esponendo la cosa per modo, che pajaquasi a gli ascoltanti di vederla. Il che fa-cendosi con decoro, ha somma grazia e leg-giadria ; e perchè 1’ abbia ancor maggiore,vogliono i maestri che in quella imitazione ,se faccia d’uopo, qualche cosa si aggiungaal vero. E ciò far debbono molto più i co-mici, a cui si concede alcun poco di buffo-neria ; benché io non vorrei che si perdesserotanto nelle buffonerie, che lor mancasse quel-l’altra nobile festività che tanto piace allepersone gentili e costumate, e di cui abbiamotanti esempi in Terenzio , e più forse inMo-liere.