1 54 RAGIONAMENTO
E qui bastimi aver detto così in generaledella festività ; nè solamente di quella breveche consiste ne’motti, ma ancora di quellapiù larga ed estesa che si diffonde pei ragio-namenti, e risiede ancor nelle cose di cui siragiona, o che si rappresentano. Tornandoora al proposito della commedia, dico cheben le stanno i motti, e quella festività con-tinuata che abbiamo detto ; sebben queste dueparti pili allo stile si appartengono che allafavola. Alla favola propriamente appartengonle beffe, le quali posson piacere eziandio senzamotti, come veggiamo in moltissime comme-die, massime in quelle di Terenzio .
Oltre le beffe di cui s’ è detto, convengonoalla commedia altre cose , le quali postochèal genere della festività non riducansi, fannoperò effetto simile, e rendono allegra la fa-vola. Tali pur sono l’aver prospero e lietofine, il risvegliare soavi affetti di benevolen-za, ed altre tai cose, delle quali dirò breve-mente ; e se parrà che io confonda talvoltail maraviglioso con l’affettuoso, nè molto or-dinatamente proceda , spero che voi, genti-lissima signora Marchesa, non vorrete accu-sarmene, ben conoscendo che il tenere unesatto ordine in cose tali è più difficile chenecessario.
Io voglio dunque , in primo luogo , che ilfine della favola, cioè quell’ accidente ultimoche la compie , prospero sia et allegro ; per-chè di vero troppo si disdirebbe che unarappresentazione fatta per rallegrar gli animifinir dovesse con tristezza ; nè so come possa