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Volume I.
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155
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TERZO. l55

piacere quella malinconia con cui finisce ilMisantropo. Celimene rimansi abbandonata esvergognata, senza meritarlo troppo, non es-sendo poi così rea femmina. Il Misantropomostra voler nascondersi tra le caverne. Glialtri si rimangon tristi deloro amori. Cheha qui di lieto e di festevole?

E tanto mi piace che il fine della favolasia lieto, che potendo esser lieto verso una odue delle persone che entrano nella comme-dia , e molesto e gravoso verso un altra , iovorrei, per quanto far si potesse, che nonfosse molesto a niuno. E parmi che sieno dalodar molto quelli, che terminando la favolacon le sponsalizie secondo il piacer degio-vani , il fan per modo ' che i parenti loro nesicn contenti. E molto piacemi 1 avvedutezzadi Terenzio neHAndria , che non lascia finirla favola senza trar Davo da i ceppi.

So io bene che molte volte è cosa lieta ilvedere die male avvenga a un malvagio; maio vorrei che il malvagio si fosse prima ren-dutó molto odioso, e che il mal che gli se-gue , non fosse poi tanto grande da averglienecompassione; perchè si sa che quando sonotratti al supplicio , dan compassione anche iladri. Dovrà dunque il poeta , per mio avvi-so , volendo al fin della favola punire unmalvagio , veder di non farlo troppo ; perchèquella tanta severità induce tristezza, e nellacommedia si vuol ridere. Però se il Tartuf rimanesse soltanto deluso e svergognato, enon fosse tratto, coniè, in prigione, piùforse quella commedia mi piacerebbe. Per