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Volume I.
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TERZO. I l50

commedie, e cercandosene da tutte le parti,quelle però di Moliere non si desiderano granfatto ; segno che il popolo non molto le gu-sta, e molto meno gusterebbe quelle di Te-renzio ; o sia ciò perchè la nazione poca di-sposizione naturalmente abbia alla gentilezzaet alla grazia, o sia perchè i poeti l'hannoguasta, avvezzandola a compiacersi non dal-tro che delle viltà. Intanto però, essendo cosidisposto il popolo, è forza, che chi vuolfarlo ridere e metterlo in festa, si vaglia dibuffonerie ; et io gliel comporterei, purchéei guardasse da quelle che sono poi troppofredde e troppo ricercate, e troppo vili etabbiette; vorrei bene che oltre le buffonerie,con cui, per quanto piacesse al popolo e aglignoranti, non meriterebbe mai gran lode,studiasse ancora di conseguir quella grazianobile e ingegnosa con cui ( se fosse benerappresentata) piacerebbe a tutti, e merite-rebbe lode grandissima.

Ben è vero che gli attori eccellenti con lavoce, col volto, coi gesti, con tutta la azionerendono talvolta grazioso quello che per sestesso non è. E noi abbiamo veduto scene ,anzi commedie intere, che essendo molto benrecitate, ci sono piaciute ; lette poi, non èstato chi possa soffrirle. Et al contrario sonocerti attori così sgraziati che fanno perdereogni grazia alle cose che rappresentano. Per-chè la forza della recitazione è incredibile,come negli oratori, così, e molto più, ne icomici. Non dovrà però il poeta, o colui checompone la commedia, quanto alla grazia,