TERZO. iQl
me piacerebbe che la commedia fosse taleche dovesse piacere non solo essendo rap-presentata , ma anche letta ; il che si otterràse il poeta non solo la scriverà d’ottimo sti-le , e attribuirà a ciascuna persona costumiconvenienti (di che tra poco diremo), masaprà anche compor la favola di accidentigiocondi, che, distribuiti in varie scene conbell’ordine e giudiciosamente, ne conducanoall’accidente ultimo che la scioglie. E ciò èdi somma importanza. E sappiate che sonomolte commedie il cui fine è imperfettissi-mo ; tuttavia essendo piene di accidenti gio-condi ed ottimamente espressi, per questosolo si hanno per bellissime. Il Misantropo èforse una di queste. E la ragione è , perchènella commedia si vuole il riso, il qual nonsi ottiene nell’accidente ultimo, ma in quelliche lo precedono ; al contrario della trage-dia, in cui vuoisi la compassione, la qualepiù si ottiene per F accidente ultimo che pergli altri: onde può dirsi, questa differenza es-sere tra la tragedia e la commedia, che nellatragedia più si considera il fine che il mezzo,nella commedia più il mezzo che il fine.
E quindi è che le scene che chiamansiinutili, perciocché non servono allo sciogli-mento della favola, debbon più facilmentepermettersi nella commedia che nella trage-dia ; perchè se sono gioconde, interponendosialla favola, la rendono più festiva e ridevole,che è quello che vuoisi principalmente nellacommedia. Chi levasse via l’ostinazione diMadama Pernelle dal Tartuf, avrebbe quella