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Volume I.
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167
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TERZO. 167

avvertimenti, senza i quali quasi impossibilsarebbe conseguire il fin della favola , e iltrascurar questi sarebbe senza dubbio viziogrande ; come chi formasse una favola cheniente avesse del verisimile, o niente del ma-raviglioso, e poco o nulla avesse di giocon-dità. Ma io la se ero ad altri la briga di di-stinguere gli avvertimenti che son necessariida seguirsi, e possono dirsi regole , da quelliche tali non sono.

Intanto passerò a dir del costume ; perchèsiccome nella tragedia, oltre la favola, vuoisiconsiderare particolarmente anche il costumee lo stile, così lo stesso può e dee farsinella commedia. Dirò dunque in primo luogodel costume che a questa ricliiedesi, secondoche io ho potuto apprendere damaestri , esecondo ciò che lio avvertito io stesso , leg-gendo le commedie degrandi uomini ; diròpoi in ultimo dello stile.

E quanto al costume, attxibuendosi ad essonella tragedia quattro principali proprietà ,che sono la bontà, la convenienza , la somi-glianza , luguaglianza, fìa ben di vedere setutte e quattro convengono al costume anchenella commedia , e come convengano.

E quanto alla prima , è da sapere che imaestri di poesia non altro per bontà inten-dono se non quello che ha di morale nel-lazione, o sia buono o sia reo ; e lo chia-mali bontà, pigliando il nome dalla partemigliore. Ora non è alcun dubbio che la bontàcosì presa non stia molto bene, anzi sia ne-cessaria nella commedia. Imperocché dovendo

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