l68 RAGIONAMENTO
nella commedia, come sopra è detto, inter-venir sempre alcuno a cui gli ascoltanti por-tino affezione, desiderando che ben gli segua,e talvolta anche un altro a cui abbiano con-trario animo ; è chiaro che sommamente gio-verà a ciò il mostrarsi buono 1’ uno , l’altrocattivo. Senza che, noi troveremo appenaverun racconto, o sia nelle favole o nelleistorie, il quale, essendo massime alquantelungo, non paja freddo e nojoso, se óonqualche immagine di bontà non desti la be-nevolenza e l’amore verso di qualche ogget-to , onde poi nascono il timore, la compas-sione , lo sdegno, ed altre commozioni del-r animo che tanto piacciono. Perchè sebbenei racconti de i fisici senza tali incitamentigrandemente dilettano, quel diletto però nonsi gusta dal popolo, ed è proprio degli scien-ziati.
Nè perchè debba alcun di quelli che hannoparte nella commedia, esser di costume buo-no , vuoisi però che egli sia di bontà sommaet eroica • il che non saprei lodare, nè menonella tragedia. E veggiamo che i grandissimimaestri e per fama chiarissimi, quali certa-mente furono Terenzio e Moliere , sfuggironsempre in tutte le lor commedie quella troppogrande virtù. E se Aristofane introdusse nellesue il sapientissimo Socrate , di che non soquanto egli sia da lodarsi, non lo proposeperò se non come un maestro volgare ; nè aquel tempo forse correa di Socrate fama cosìgrande. Stiasi adunque la virtù eroica in piùalto luogo , nè degnisi di venire a frapporsi