Band 
Volume I.
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169
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TERZO. I0C)

fra le burle della commedia. Di che se al-cuno dimandasse qualche ragione , potrebbeuna esserne questa: perchè la persona che siintroduce nella commedia, è sempre argo-mento di riso, o faccia ella ridere, o diaoccasione ad altri di far ridere; tale esser

potrebbe, se per una rara e straordinaria virtùmeritasse non altro che rispetto e venerazio-ne. so quale animo aver dovessero gliuditori verso un dottoraccio bolognese o uncontadino di Bergamo , che in quelle lorogoflè maniere rappresentassero la virtù diBruto o di Catone . Come potrebbono gli udi-toli ammirare ad un tempo la stessa personae deriderla?

Abbiano dunque le persone buone nellacommedia una bontà mezzana , sieno privedogni difetto, ma quelli sol tanto abbianoche gli uomini leggermente perdonano. Equindi è, che essendo nelle commedie perlo più i giovani quelli che, amandosi e de-siderando ansiosamente di unirsi in matrimo-nio, guadagnano la benevolenza del popolo,per ciò i poeti avveduti gli sogliono proporsempre docili e costumati e rispettosi versoi parenti loro ; gli lascian cadere se nonche in difetti damore ; e in questi stessi ca-dono, seguendo per lo più le insinuazionidelle nutrici e de i servi, come può vedersiin Terenzio, e forse meglio in Moliere ; emal farebbe chi gli proponesse sfacciati, te-merarii e di poco rispetto a i lor parenti,che sono vizii odiosi, e non si perdonano;e quand anche il popolo di questi vizii ridesse