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Volume I.
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170
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170 RAGIONAMENTO

e ne lodasse il poeta, starebbono però male,non potendo per essi nascere negli uditoriquellaffetto di benevolenza che abbiamo dettoconvenirsi alla commedia, e dovrebbe il poetavergognarsi di quella lode.

Come la bontà conviene a quelle personedie debbono nella commedia farsi grate alpopolo, così la malvagità conviene a quelleche debbon rendersi odiose, se alcuna venha;le quali però piacemi che abbiano non giàquei vizii che movono soltanto orrore, maquelli che posson congiungersi col riso, comelavaro , o lipocrita ; perchè lavaro , quan-tunque sia odiosissimo, pur fa ridere per lasciocchezza sua , e lipocrita fa ridere per lasciocchezza de gli altri che sono da lui gab-bati.

Benché la bontà, come sopra ho detto,debba essere ordinaria e comune, potrà non-pertanto il vizio esser grande e straordinario.E la ragione si è, perchè un vizio grandis-simo può dar luogo al riso, una grandissimavirtù non può ; e noi veggiamo, che quan-tunque Tartuf sia oltre modo ribaldo, pursi ride in quella commedia moltissimo ;potrebbe ridersi in una commedia in cui fosseintrodotto S. Domenico o S. Francesco, oaltro uomo di simil virtù. Può dunque dirsi,nella commedia dovere la virtù esser pic-cola, potere esser grande il vizio. E questoè quanto mi occorre al presente di dire in-torno alla bontà.

La convenienza, che è la seconda pro-prietà del costume, consiste in questo, che