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Volume I.
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175
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TERZO. in5

del tutto accordarmi a un tal parere ; perchèuiuno è mai perfetto, come nella virtù, così meno nel vizio, in ver unaltra qualità;laonde quelli che vanno a gli eccessi, ditroppo si allontanano dalla imitazione, e pri-vano il popolo di quel diletto che nasce dalveder imitati e hen espressi i costumi veride gli uomini. E se il popolo si contentatalvolta di quel piacere che il poeta gli por-ge, mostrandogli stranissimi costumi, ciò av-viene , perchè ei non savvede che avrebbepotuto il poeta stesso porgergliene un altroassai maggiore, rappresentandogli quei co-stumi che possono parer veri.

Io voglio dunque che i costumi nella com-media si fingano tali, quali sono comune-mente quelli de gli uomini. E per quanto ilpoeta gli carichi, studierà u per mio avviso,di farlo sempre in modo che debba parereal popolo , tai costumi non essere così fuoridellordinario che non possano cadere, e noncadano a talora in alcuni. Così avrà la com-media tutta quella maggior bellezza che puòavere, in quanto al costume.

Avendo fin qui detto della favola e del co-stume , quali nella commedia esser debbano,resta che diciamo dello stile, il qual si foirnadi quelle sentenze e parole che entrano nei ragionamenti, e tutta compongono la com-media. E certo che esso è degno di partico-lar considerazione; perciocché la commediaha uno stile tutto proprio di lei, e assai di-verso da quello di qualsivoglia altro compo-nimento ; poiché negli altri componimenti;,