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Volume I.
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176
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176 RAGIONAMENTO

per quanto umili esser debbano e semplici,sempre si ricerca una certa soavità e grazianobile e gentile, più di quello che alla com-media si converrebbe, in cui debbono parlartra loro fantesche e servi e persone di con-dizioii mezzana, e parlar di cose private edimestiche, e parlar così che paja ciré par-lino all improvviso* Laonde molto mi mara-viglio che i maestri di poesia non abbianodate lezioni più particolari dello stil comico,e ne abbiano scritto così poco. io intendoperò di voler essere più diligente de gli al-tri ; ma come avrò toccato così breve melatei capi più generali, spero che voi, gentilissimasignora Marchesa, non vorrete altro impormi.

Io dico dunque, che se in alcun altro com-ponimento , dee certamente nella commediaesser lo stile puro , semplice, umile, dimesso ;perchè quello stil grande, che entra ne glianimi de gli uditori con magnificenza e conpompa, mal converrebbe alle persone cheragionano nella commedia, e alle cose di cuiragionano ; anche loro si confarebbe lostil temperato, o, come altri dicon , medio-cre , il quale, cercandosi in esso i vezzi e legrazie, mostreria studio e affettazione. Restadunque che debba nella commedia lo stileesser umile.

E perchè lumiltà dello stile può essercongiunta con una certa gravità, come quandosi pronunziano sentenze molto serie, e sipronunziano con parole semplici e naturaliche le fanno parere ancor più serie ; dovràlo stil comico tenersi lontano anche da una