1 78 RAGIONAMENTO
di vincerlo anclie in questa; e sento dire cheMoliere sia stato ancor egli gran maestronella lingua francese.
Ben è vero che questa proprietà di dire ,che manifesta subito la città di colui che par-la , e chiamasi atticismo, non è forse egual-mente facile in tutte le nazioni. Ed io temoche sia tanto difficile agl’italiani il conseguir-la , che io non ardirei di farne loro una re-gola; e sarei quasi disposto a perdonar loro,se conoscendo essi quest’ atticismo, e tantoapprezzandolo nell’altre lingue, come nellalatina e nella francese , niente lo curano nellaloro. Della qual mia condescendenza voi for-se, signora Marchesa, vi maraviglierete, easpetterete che io ve ne renda la ragione. Et
10 son presto di farlo, così veramente chevoi mi permettiate di allargare alquanto ildiscorso, e cominciar d’alto le parole.
Essendo l’Italia , come veggiamo , divisa inmolte e varie provincie, ha ciascuna di esse
11 suo proprio linguaggio, così che tanti sonoi linguaggi quante son le provincie, e quellitra lor diversissimi. E certo diversissimo è ilgenovese dal veneziano, e il veneziano dallombardo, e il lombardo dal fiorentino ; perlasciare il napoletano , il calabrese, il sici-liano, che come da noi più distanti di luo-go, così sono ancora e di parole e di formedi dire più diversi.
Ora questi linguaggi così tra lor differenti,che i letterati chiuinerebbono , cred’ io , dia-letti , 90110, una gran parte, così brutti edeformi (almeno per tali si tengono), che