TERZO.
giovino, indirizzando l’animo e rivolgendoloa un certo line, tuttavia non bastano, nèmostrano assai chiaramente la via di perve-nire al fine proposto. E quindi è che taluno,volendo far la favola verisimile, il che deefarsi, la farà troppo semplice : e volendo,come pur dee , esprimere alcun costume , nonsaprà farlo con tratti brevi et ingegnosi; evolendo far urbano lo stile, o cadrà in affet-tazione, o lo farà vile e plebeo; e con questecose dispiacerà non per aver seguito i pre-cetti , ma per non aver saputo ben seguirli.Nè perchè il seguirli bene sia impresa diffici-le, debbon per ciò disprezzarsi; anzi per que-sto istesso dovrebbono maggiormente studiarsida tutti quelli che si dilettano in far com-medie, cercando di avergli bene in memoria,e studiando di adoperargli rettamente, e diimitare, quanto conviene e si può , i bellis-simi esempi che ce n’ hanno lasciato i grancomici, come Plauto , Terenzio, Ariosto , Mo-liere.
Ma i più non vogliono fare questa fatica ;e potendo pure piacere al popolo con favolestravolte e sciocche, mischiandole di buffo-nerie vili et abiette, ad altro non pensano,e van dicendo che così ottengono il fin loro,che è di dar sollazzo alle persone ; e nonessendo cattivo il fine, non bisogna biasimarquelli che il cercano e l’ottengono. Io perònon intendo di biasimargli : anzi convengo cheanche il volgo abbia bisogno di alcun sol-lazzo, nè debbasi odiarlo tanto, che si vo-glia privarlo d’ogni piacere. E se egli, nonZanotti F. M. Voi. 1. i3