QUARTO. 203
ni versi di qualche nobile impresa condottaa fine da qualche eroe, e composto per di-lettar coloro che vorranno o leggerlo o ascol-tarlo. Onde può intendersi che cosa sia quelloche chiamano poema epico, e insieme qual siail fine ad esso proposto, che è di porger dilettocon qualche racconto. Imperocché è da crede-re, che come gli uomini fin da principio avver-tirono, che dove al canto, ovvero al verso, siaggiungesse l’imitazione, sarebbe esso di moltomaggior diletto ; onde poi la tragedia intro-dussero e la commedia, e le altre rappresen-tazioni che in versi si fanno ; cosi anche av-visassero che sarebbe il verso, o sia il canto,di un diletto altresì grandissimo, qualora essocontenesse qualche bel racconto. E perchèpar.e loro che il più bel racconto, e il mi-gliore che far si potesse, fosse quello in cuisi narrasse una azion grande di qualche eroe,per ciò immaginarono un poema che taleazion raccontasse, e a questo particolarmenterivolser l’animo, e chiamaronlo poema epicoed anche eroico, e ne diedero precetti e re-gole , e voller per esso non solamente dilet-tar gli uomini col racconto, che è il fineproprio dell’ epopeja , ma anche ammaestrar-gli e indurgli alla virtù, che è fine comunedi tutte le poesie.
Fin qui abbiamo esposta la definizione del-l’epopeja , che ne mostra anche il fine. Primaperò di passare avanti, fie bene dichiararlaalquanto più, per levar via alcuni errori chenascono a molti per averla mal ricevuta , omale intesa. E già son di quegli, i quali