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Volume I.
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207
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QUARTO. 207

essendone questo il fine, chi non vede esserea ciò molto più atto il verso, che la prosanon è ? Il qual verso tanto piace, che moltinon hanno saputo astenersene , pure scri-vendo trattati di materie sottilissime, comesarebbe d astronomia, di fisica , di medicina ; è mancato chi abbia scritto in versi moltoelegantemente la logica. Tanto può quel di-letto che il verso ne arreca. Non è dunqueda maravigliarsi, se avendo voluto gli uominiun racconto che non serva altro che al di-letto , hanno desiderato che sia in versi ; eper questo anche è piaciuto che esso siestenda in descrizioni vaghe, e induca le per-sone a ragionar lungamente, ed altri orna-menti prenda che a semplice istorico nonconverrebbono. Perciocché F istorico cerca ildiletto che nasce dalle cose, e dee mostraredi non cercar altro; laddove il poeta cercanon solo il diletto che nasce dalle cose , maquello ancora che nascer può dalla manieradel raccontarle : e quindi è che sconvolgetalora lordine delle cose ; e dove confusionnon ne segua. lo turba per vaghezza. CosìOmero comincia le avventure di Ulisse dallapartenza che egli fece dall isola di Calipso ,inducendo poi lui stesso a raccontare le pre-cedenti avventure al re Alcinoo. E pare cheper la stessa vaghezza cominciasse Virgiliogli errori di Enea da quando egli si partì diSicilia ; sebbene io credo che Virgilio il fa-cesse anche per un altra ragione , che diròforse a miglior luogo.

Prevalendo dunque il diletto, non è da