aiO RAGIONAMENTO
e a cui soddisfar dovea per gratitudine eper bisogno ; e perchè di lei si accendesse,quasi tutto ciò non bastasse, vi aggiunse an-che l’opera e lo studio di molti dii. CosìEnea cadde in quell’ errore, e vi cadde daeroe.
Nè è alcun dubbio che debba 1’ eroe sentirle passioni che sentono gli altri uomini, ben-ché più facilmente che gli altri uomini levinca ; anzi non le vincerebbe se non le sen-tisse ; nè mostrerebbe gran fortezza se nonsentisse l’orror de i pericoli, nè gran man-suetudine se non sentisse moversi a grandeira. Che se comportasi all’eroe che egli cadatalvolta in qualche colpa, molto più conce-dere gli si dee che egli abbia non pur lepassioni che hanno gli altri, ma ancor queiprimi incitamenti che non lascian luogo nètempo alla ragione; e però non son colpe-voli, benché se durassero alquanto di spazio,facilmente diverrebbono ; per la qual cosanon è da permettersi in un eroe che troppodurino; e noi veggiamo che Achille preso dasubita e grande ira corre con la mano allaspada , facendo segno di voler ammazzareAgamennone ; di che poi subito si ritrae, av-visato dalla dea ; e similmente veggiamo Eneache in mezzo all’ultimo eccidio della sua pa-tria e de’ suoi, veduta Elena, di subito sde-gno si accende, e vuol correre a trafiggerla ;ma la dea lo trattiene. Così essendo l’eroesoggetto alle passioni, e sentendone gl’impe-ti, piacerà il vedere come egli le vinca; epiaceranno i suoi pericoli, i suoi timori e i