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la tolleranza di quel misero clic soffre congrande animo la povertà, la fame, ] a sete,la malattia, i dispregi, le ingiurie, che nonil valore di quell’altro che vince una batta-glia e si fa signore d’ un grande imperio. Mapochi son quelli che così rettamente giudi-chino ; e veggiamo che eziandio i più sa vii ei più amanti della virtù e i più austeri, qua-lora vogliono ricrear l’animo e sollazzarsi,più presto leggono le avventure de i grancapitani che le penitenze de gli anacoreti,le quali si voglion leggere non per divertirla mente e passare il tempo, ma solo perapprender virtù. Essendo che dunque il poemaservir dee al divertimento et al sollazzo diquei che lo leggono, ben gli sta un eroeforte e valoroso ; nè so quanto bene gli stesseun eroe paziente, il qual soffrisse perpetua-niente con invitto animo tutte le ingiurie.
Peggio poi gli starebbe un eroe che con-ducesse a fine l’impresa sua più tosto perVia di pratiche e di maneggi, che per l’in-contro dei pericoli ; perchè sebbene questimaneggiatori, ove si astengano dalla simula-zione, dalla bugia, dalla frode, dall’inganno ,sono degni di grandissima lode, niuno è peròche tanto gli ammiri, e a cui tanto piacciano,quanto i forti e i valorosi. Di che la ragionecredo io che sia , perchè di questi, essendod’animo grande, più si fidano gli uomini;laddove di quelli sempre temono, e gli hannocomunemente per simulatori e menzogneri ;onde avviene che quella loro virtù , qual cheella siasi, poco giaccia, siccome quella che