3l4 ragionamento
porta sempre seco Ja sospezione di molti vizii.Sia dunque l’eroe, die noi vogliamo, lontanodalle sottigliezze e dalle astuzie quanto può,e conosca gl’inganni e le insidie della guerrapiù per guardarsene che per usarle.
Non credo che sia necessario di avvertireche debba l’eroe non reggersi a modo d’al-tri , nè dipender d’altrui, ma condurre eglil’azione col senno e col valor suo ; percioc-ché essendo mosso e governato da altri,meno perizia e meno virtù mostrerebbe ; nèpotrebbe l’azione più di lui dirsi, che diquello che lui governasse. Però bene sta inOmero che l’eroe di quel poema sia Achille ,il quale, come ne fa certi Aristotele nel li-bro secondo, se io non erro, della Rettorica ,non era per giuramento veruno astretto, comegli altri, di obbedire ad Agamennone ; anziacceso in ira grandissima contro quel Re,allontanossi su ’l bel principio dall’ esercito,nè più tornovvi se non per compassione cheil prese de’ Greci, e per soddisfare con lamorte di Ettore all’ ombra del suo Patroclo :così spense quella grand’ ira , reggendosi sem-pre a posta sua, non da altro mosso che davirtù. E per questo anche io credo che co-minciasse Virgilio le avventure di Enea daquando egli, morto il padre, si partì di Si-cilia ; perchè allora solo cominciò l’impresaad esser tutta d’Enea ; per l’addietro nonpiù d’Enea stata era che d’Anchise , comepuò vedersi leggendo il terzo libro di quell’am-mirabil poema.
Abbiamo detto delle due condizioni che