21 8 RAGIONAMENTO
possano. Chi però avrà letto attentamente lescritte, sarà più pronto a far quelle eziandioche egli non avrà lette. Per dar dunque aimiei avvertimenti un qualche ordine, parleròprima della favola, poi del costume, in ul-timo delle sentenze e delle parole, che èquanto dir dello stile.
Cominciando dalla favola, dico, questa nonaltro essere che quella azione che il poetaprende a raccontare; e chiamerebbesi favolaquand’ anche non fosse finta, ma vera, sa-pendosi che il poeta nel raccontarla non ri-guarda la verità, ma il diletto ; e cangerebbei suoi racconti, allontanandosi dal vero, qua-lunque volta con ciò credesse di poterglirendere o più verisimili, o pivi, maravigliosi,o più affettuosi, o in qual altro siasi modopiù dilettevoli e più belli; perciocché eglinon vuole informar gli uomini delle cose cheaccaddero, il che fanno gl’istorici, ma sìpiacer loro con l’immaginazione di quelle lequali era bello che accadessero.
Ora è da vedere qual debba essere cotestafavola nel poema epico per maggiormentepiacere. E già, che contener debba azion gran-de , e di molti accidenti composta, da qual-che eroe eroicamente operata, assai può co-noscersi per le cose finora dette. Ma oltre aqiò, dovrà eziandio essere una e continuata ,e similmente, come nella tragedia e nellacommedia , verisimile , maravigliosa , affettuo-sa; le quali condizioni quanto vagliano a farlapiacere, leggiermente intcnderassi per quelloche appresso di ciascuna diremo.