QUARTO. a3l
padre che scanni il figlinolo, o ùn maritola moglie, benché in ciò non sia verità niu-na ? I pericoli che si immaginano, mettonribrezzo, quantunque si sappia che non sonveri. E chi è che legger possa la dolorosamorte che cagionò all’ infelice Didone la par-tenza di Enea, e pon dolersene, quantunquesappiasi che quella savia Reina nè mai videEnea, nè mai ne fu innamorata, nè visse
{ >ure a que’ dì? E per venire a gli affetti piùieti, quanto ricreati l’animo e lo rallegranole descrizioni vaghe de’ bei giardini, e de gliombrosi boschetti co i fuggitivi cervi e conle ninfe cacciataci, benché nulla abbian delvero? Che se gli oggetti giocondi, benchésoltanto immaginati , pure inspirali ne glianimi dolcezza tale, perchè i tristi e dolorosinon potranno similmente infonder loro tri-stezza e malinconia ? Io voglio dirvi a questoproposito quello che mi è venuto più voltein pensiero. S. no alcuni affetti nojosi di lornatura, anzi molesti e tormentosi, come iltimore e la compassione , i quali però l’uomoama talvolta che in lui si sveglino, et hapiacere di quel tormento ; intanto che se n’ èfatta un’arte, come veggiamo nelle tragedie,a cui si va per avere il diletto di piangere.Ora pensando io come ciò avvenga, che latristezza talvolta piaccia, son venuto in opi-nione di credere che ciò sia principalmente *quando può credersi che l’oggetto della tri-stezza sia fiuto e non vero; e forse che, sesi tenesse l’oggetto fermamente per vero, niuiipiacere allora ne nascerebbe. Per la qual