232 ragionamekto
cosa, se vorrà il poeta co’suoi racconti mo»ver nell’animo de gli ascoltanti quelle tri-stezze che piacciono, non dovrà sfuggire cheessi vengano in sospetto e si lusinghino chele cose non sieno poi così appunto com’ eile racconta, e si rattristino con qualche spe-ranza.
Ma comechè sìa, che è oramai tempo diuscire da queste sottilità, avendo io mostratoin che consista , e come e perchè piaccia laverisimiglianza nella l’avola, è da vedere perquai mezzi possa conseguirsi. Io ve ne accen-nerò alcuni pochi, secondo che a mente miverranno. E prima gioverà molto a renderverisimile il racconto, se sarà o parrà toltoda qualche istoria; perciocché le azioni vere,massime se sieno grandi e nobili e magnifiche,par che non possano esser prese da altro. Benè vero che non da qualunque istoria dovràesser presa. E la ragione si è, perchè essendomolto difficile che l’istoria ne presenti unfatto tanto bello che non possa, mutandosi,farsi più bello, toccherà al poeta di mutarloe rivolgerlo secondo il bisogno, e così ren-derlo o più maraviglioso o più affettuoso , o,comunque siasi, vestirlo et ornarlo di tuttele qualità che alla bellezza della favola si ri-chieggono. Nè potrebbe ciò fare con libertàil poeta se il fatto fosse preso da un’istorianotissima ; perciocché in tutti i luoghi oveegli il mutasse, troppo chiara apparirebbe lafalsità, e daria pena agli ascoltanti. Io vogliodunque che l’istoria, onde si trae l’argomentodella favola, sia delle men note; e tale esser