QUARTO. 233
dovea anche a’tempi d’Omero l’istoria dellaguerra trojana , e molto più a’ tempi di Vir-gilio quella della venuta di Enea in Italia .Però ben fecero que’due valentissimi uominia trarne gli argomenti delle lor favole. E si-milmente ben fece l’Ariosto che trasse il suoda tempi molto da lui lontani, e il Tasso chepur trasse il suo da tempi assai lontani, ben-ché non tanto. Nè so come sia da lodarsil’autor deU’Enriade d’aver preso un argo-mento di così fresca memoria.
Ma niuna cosa vaierà maggiormente a farverisimile il racconto, che l’aggiunta dellecircostanze , del tempo, del luogo, della per-sona, e di tutte le altre che ben espresse erappresentate fanno, per così dire, veder congli occhi la cosa che si racconta; et oltre aciò , il tesserlo e formarlo per tal modo cheninno effetto mai nasca, massimamente dif-ficile e strano, senza che se ne vegga la ca-gione ; e veggansi per tutto nascer gli effettida cagioni atte a produrgli, e non nasceresubitamente e con fretta, ma, come natural-mente sogliono, a poco a poco ; perciocchépare che a questo modo non si raccontino senon le cose vere. Ne troverete mille esempiin Omero . Giunto Ulisse alla terra de’ Feaci ,non subito è conosciuto da quel Re. Mostrasiprima povero e mendico , poi valorosoi e digrande animo ; e mette sospetto della condi-zion sua ; finalmente a udir cantare il poeta,e rammemorar la guerra di Troja , non puòtenere le lagrime , e al Re si scopre. Vedeteanche in Virgilio, come disponsi Didone ad