QUARTO. 2^7
che amore è passion veemente, che moltovale a conturbar l’animo e distoglierlo delretto cammino ; e quantunque gli effetti cheesso d’ ordinario produce, si abbiano per folliegiovanili, poco degne di un lungo e graveracconto, tuttavia ne produce talvolta alcu-ni , onde nascono crudelissime guerre, e scon-volgonsi i regni e le provincie; de’quali esempitroppo ne son piene, non che le favole, leistorie eziandio. E non è alcun dubbio cheil ragionar d’amore, come d’una passion cat-tiva che si oppone alla virtù e che l’uom»dee vincere, e il mostrare le pubbliche ca-lamità che da esso talora provengono, nonsi convenga ad uomo grave in un grave rac-conto. Così ne ragionano lungamente anchei filosofi. Più dunque dovrà concedersi alpoeta epico , per quanto grave egli sia, diragionarne per tal modo. Virgilio narrandocigli amori di Enea e di Didone , niente hadel puerile. Mostra quanti sforzi fece la va-lorosa Reina per non rendersi ad amore, ecome, quasi non volendo, si accese ; indipassa all’ ultimo abbandono, per cui vinta daldolore si diè morte ; nè si perde a descriverenè i dolci sdegni, nè le placide repulse chepur dovettero esser talvolta tra Didone etEnea in tutto quell’anno che passarono in-sieme. E di vero molto ben fece a non fer-marvisi, come i nostri poeti avrebbon fatto,x quali in niuna cosa più volentieri si esten-dono che nelle languidezze d’amore, intantoche le desiderano anche nelle tragedie. Maquanto poco si convenga ciò fare a chi abbiaZanotti F. M. Vdi. I. x 7