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Volume I.
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258 RAGIONAMÉNTO

per le mani argomento grave, nobile, Éaa-gnifico, non è chi noi vegga. A me certonon può del tutto piacere che abbia volutoil Tasso , in sul finire del suo poema , tor-nare alle tenerezze di B inaldo e dArmida,così che appena si ricordi del gran Sepolcro.Che bella occasione ebbe Omero di fingeree comporre amori tra Achille e Briseide ?Qual poeta è stato poi che non gli finga?Ovidio ne fece un bellargomento duna bellaelegia. Pure di quegli amori appena trovasi,se pur vi si trova, alcun vestigio nell Iliade .Che che dicasi Ovidio di Calipso , chi puòintendere in Omero che ella fosse accesa diUlisse ? anco si intenderà che accesa nefosse Circe . Io vorrei dunque, che chi prendea scrivere poema epico, si astenesse dal tantodiffondersi negli amori, e volesse innanzi pi-gliar esempio da Omero e da Virgilio, cheda i nostri.

Poiché tre cose sono principalmente da av-vertirsi in un poema, la favola, il costume , lostile, e della prima, cioè della favola, parmiaver già detto abbastanza, passerò a dir delcostume. Il quale vuol considerarsi non solonelle persone di cui le azioni si narrano, maanche nel poeta islesso che le narra ; imperoc-ché narrandole non può a meno di non darqualche indizio della approvazione o disap-provazione sua , e quando una lodarne e «piandoun altra, mostrando così le inclinazioni del-lanimo suo e il suo costume. Io voglio dunqueche il poeta si mostri per tutto di buon giu-dicio, e dia argomento desser egli di savio