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Volume I.
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260
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2'6b RAGIONAMENTO

o moralmente cattive e degne di biasimo ; ebenché un tale abito non più bontà che ma-lizia dir si potrebbe, tuttavia prendendo ilnome dalla parte migliore, lo chiamali bontà;a guisa che presso i rettorici il genere lau-dativo, abbracciando in se le laudazioni nonmeno che le vituperazioni, prendendosi peròil nome dalla parte più nobile, chiamasi lau-dativo.

Se noi diremo dunque, il costume dellepersone che entrano nel poema, dover averebontà in se, non intenderemo già che tuttequelle persone esser debbano oneste e buo-ne , ma ne potranno ancora essere delle di-soneste e malvagie. Sebbene ne saranno anchedi quelle, in cui la bontà la malvagitànon avrà luogo, inquanto che così poca parteavranno nella favola, che non potranno di-mostrare il costume loro. Ben dovranno di-mostrarsi buone o cattive le persone princi-pali; e la ragione si è, perchè la bontà omalvagità di tali persone vaierà grandementea mover gli animi, e concitargli all amore ,alla compassione, allo sdegno e a gli altriaffetti.

Leroe dovrà mostrarsi virtuoso per tutto,eziandio dove cadrà in qualche lieve col-pa ; perciocché se egli vi cadrà solamenteallora che ve lo spingeranno le tentazioni 'grandissime e fortissime , mostrerà per questostesso quanto sia poco avvezzo a cadervi, equanto grande debba essere quella virtù, pervincer la quale tanta forza siasi messa inopera. Ma molto più si dimostrerà virtuoso