262 RÀGIONAMENTO
talvolta in guerra contra nemici. QuantunqueUlisse sia generalmente in tanta opinione d’ac-cortezza, standone però a quello che Omero racconta, egli ci parrà più tosto savio e de-stro uomo, che astuto. L’artificio con cuiegli schernì le Sirene, noi trovò già egli,ma gli fu insegnato da una Dea ; e se consottile accortezza uscì de l’antro di Polifemo ,non pari accortezza mostrò entrandovi e trat-lenendovisi. E custodì l’otre consegnatogli daEolo, e fece molte altre cose come un savioe prudente uomo avrebbe fatte, non comeun.astutissimo. Non mi ricordo che Enea ab-bia mai fatto verun inganno ; e volendo purfarne uno a Didone , e tenerle per brevespazio celato il suo proponimento, pare chenon sapesse farlo ; di che merita maggior lo-de ; perchè quantunque l’ingannare, secondola significazione che suol dare il popolo aquesta voce, talvolta giovi, uè sia sempreda biasimarsi, tuttavia il saper farlo così beneè sempre indizio di malvagio animo e troppoavvezzo a gl’inganni, che è costume bruttoe vile ; e dee l’eroe fuggirne anche gl’ indizii.
Il perchè io non vorrei nè anche che eglifosse gran maneggiator d’affari, nè che con-ducesse a fine l’impresa sua per via solo dipratiche e di raggiri, credendosi comunementeche la virtù di così fatti uomini sia postanell’ ingannare e nel fingere. E per la stessaragione non vorrei pure che egli si dimo-strasse molto esperto e dotto in affari di mer-catanzia ; perchè i mercatanti, e quei che sidanno a quell’ arte, tanto studiano il guadagno,