2 64 RAGIONAMENTO
non mi estenderò lungamente nè in questinè in altri avvertimenti, i quali più facilmenteche a i maestri vengono in mente a’poetistessi, mentre che stan componendo , purchéabbiano buon giudicio e mettano attenzionea ciò che fanno.
E passerei già a dire delle altre parti che,oltre la bontà, richieggonsi al. costume , senon fosse ch’io temo, gentilissima signoraMarchesa, che possa esservi oramai più voltevenuto all’animo un dubbio assai ragionevo-le , e che io ho fin qui trascurato. Cercheròora di risolverlo per far pure una volta quelloche avrei forse dovuto far prima. Quante voltemi avrete voi detto tra voi stessa a questomodo ! Se dee il poeta , come voi pur voletecli e’debba, finger V eroe di virtù somma,che è questo, che Omero nella sua Iliade prende a raccontar Vira d’Achille ? È egliuna virtù V ira ? Non dee dunque V eroe es-sere quel virtuoso che voi dite, o dir bisognache in troppo grande errore sia caduto Ome-ro ; dal quale non so perchè voi vogliate pren-dere tutte le regole del poema epico, se giànoi fate per seguire anche in ciò il vostroAristotele . Così nell’ animo vostro mi avretevoi forse detto più volte.
Io però a risolvere un tal dubbio, senzapensar molto ad Aristotele , dico subito chel’ira, quanto a se, non è nè vizio nè virtù;anzi dove ella sia nata per cagion nobile, emoderata poscia e vinta dalla ragione , saràmateria di virtù grandissima. Ora io sostengoche tal fu appunto quell’ ira tanto famosa