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Volume I.
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271
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QUARTO. 1 271

Domanderà alcuno, come finger si debbanoi costumi degli spiriti e delle intelligenze su-periori alla natura , le quali pur debbono in-trodursi nella favola. Rispondo, che se 1 argo-mento è tratto dal Gentilesimo , non altrosaranno quelle intelligenze se non gli Dii eDee deGentili; e mettendosi il poeta in queitempi, quando il popolo seguiva quella reli-gione , dovrà fingere i costumi de gli Dii si-mili a quelli de gli uomini, perciocché ilpopolo in qnel suo errore credeva che taliveramente lossero ; farà dunque Marte sdegno-so, Mercurio astuto, superba Giunone , Ve-nere cortese, trasferendo le qualità umane agli Dii, come fece Omero, benché Cicerone se ne dolse ; che avrebbe anzi voluto trasferirea gli uomini le divine. Che se largomentosarà tratto dal Cristianesimo , quelle intelligenzesuperiori che il poeta vorrà introdur nella fa-vola , non altro potranno essere che gli spiritio beati o dannati, ovvero Dio stesso. E questenature , anche a giudizio del popolo , sontanto sublimi e poste in uno stato così lon-tano dalla nostra immaginazione, che pareimpossibile il determinare i loro proprii eparticolari costumi ; se pur cade in loro quellodie per noi veramente costume si chiama.Che se il poeta non dee mettersi a spiegarei mistcrii altissimi della nostra santa religio-ne , per essere troppo alti, dovrà anche dirado valersi, secondo me, di quelle subliminature di cui non possono esprimersi i co-stumi. E se vorrà pur valersene , e compornedelle favole (il che in vero non so quanto