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in guerra, saranno trattate alla maniera rozzaet aspra di que’tempi! E quanto poca potrebbemoverne una delle nostre Reine, la qual vintasimilmente e presa in guerra, sarebbe tenu-ta, secondo l’uso de’nostri giorni, in tantedelizie e in tanti comodi, che assai meno neavrebbe il vincitore ! Se Achille et Agamen-none, dicendo le ragion loro, usassero tuttique’ titoli, e riverenze e onori e cerimonie ,che useremmo noi, a cui farebbon sentirequel fiero sdegno che internamente gli rode ?Cui però fanno maravigliosamente sentire, vil-laneggiandosi l’un Y altro senza simulazionniuna , e con quell’ antica semplicità. Perchèio credo , che quantunque le moderne manieresieno in qualche parte più gentili e più bellead usarsi, le antiche però per la naturalezzaloro meglio servano al fine del poema , cheche sopra ciò dicasi in quel suo Parallelol’autor francese .
Nè è però che certi costumi antichissiminon sieno tanto lontani da i nostri, che quan-tunque possan parer verisimili secondo que’tem-pi , l’immaginazion loro tuttavia al presentedispiaccia. E questi io consiglierei il poeta disfuggire ; nè vorrei che, scrivendo a’ tempinostri, facesse che la figlia del Re uscisse alavare suoi panni, come fa Omero , a’tempidel quale la cosa non avea forse tanta defor-mità. Io voglio dunque che il poeta pigli ar-gomento antico, e servasi de gli antichi co-stumi, purché il tutto faccia discretamente econ buon giudizio.
L’uguaglianza è l’ultima delle quattro qualità